Carta dei diritti dell'uomo10 dicembre 1948L’Assemblea Generale delle Nazioni Uniteapprovò e proclamò:
Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fon-damento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti ami-chevoli tra le Nazioni;Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Sta-tuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà; Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in coo-perazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa liber-tà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni; L'Assemblea Generale proclama la presente Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuo-vere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di que-ste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazio-nale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.
ARTICOLO 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dota-ti di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fra-tellanza.
ARTICOLO 2
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella pre-sente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di ori-gine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giu-ridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fidu-ciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.
ARTICOLO 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
ARTICOLO 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schia-vitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
ARTICOLO 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.
ARTICOLO 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.
ARTICOLO 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazio-ne, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.
ARTICOLO 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tri-bunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.
ARTICOLO 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.
ARTICOLO 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pub-blica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della de-terminazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
ARTICOLO 11
1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.
ARTICOLO 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutela-to dalla legge contro tali interferenze o lesioni.
ARTICOLO 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i con-fini di ogni Stato.2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ri-tornare nel proprio paese.
ARTICOLO 14
1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle per-secuzioni.2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ri-cercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
ARTICOLO 15
1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.
ARTICOLO 16
1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una fa-miglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.3 La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.
ARTICOLO 17
1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.
ARTICOLO 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo; e la libertà di mani-festare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato la propria re-ligione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'os-servanza dei riti.
ARTICOLO 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il di-ritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a fron-tiere.
ARTICOLO 20
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica,2. Nessuno può essere costretto a far parte di un' associazione.
ARTICOLO 21
1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia di-rettamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.
ARTICOLO 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione in-ternazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.
ARTICOLO 23
1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell' impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazio-ne.2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfa-cente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
ARTICOLO 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ra-gionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.
ARTICOLO 25
1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimen-tazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali ne-cessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, inva-lidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa pro-tezione sociale.
ARTICOLO 26
1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita al-meno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione e-lementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egual-mente accessibile a tutti sulla base del merito.2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamen-tali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da im-partire ai loro figli.
ARTICOLO 27
1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale del-la comunità, a godere delle arti e a partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali de-rivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia auto-re.
ARTICOLO 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realiz-zati.
ARTICOLO 29
1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possi-bile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottopo-sto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfa-re le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.
ACCADEMIA DEI LINCEI6 DICEMBRE 1988
“Celebrazione del quarantennale dellaDichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo”
“Orazione del Prof. Giovanni SPADOLINI, Presidente del Senato della Repubblica, alla presenza del Capo dello Stato”
qui riuniti oggi per celebrare un evento verso il quale molte generazioni continuano a guardare con immutata speranza: la stessa che quarant'anni fa si concretizzò nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, un atto solenne con cui per la prima volta si dava sanzione universale agli ideali di pace e di umanità.Era l'alba incerta di un mondo ancora sconvolto dalla lunga notte dl orrori e di devastazioni, dalla tragedia di un conflitto mondiale che aveva travolto ogni illusione, fino al punto di costituire una minaccia mortale contro le ultime speranze di libertà e di democrazia.Nella proclamazione solenne del 10 dicembre 1948 si concretizzava per la prima volta quel sogno che aveva alimentato l'azione delle coscienze più alte impegnate, subito dopo il trattato di Versailles, nella nascita della Società delle Nazioni. Anche allora, sia pure fra difficoltà e reticenze, sconosciute o superate dalle Nazioni Unite, il progetto era lo stesso: assicurare una pace durevole sulla base dei meccanismi di amichevole composizione delle controversie internazionali. La via scelta fu un atto di coraggio e una sfida aperta alla statolatria e ai nazionalismi di ogni specie: con le procedure di sanzione collettiva per la prima volta la Società delle Nazioni riuscì a scalfire la corazza degli imperi indicando nella libertà e nella dignità dell'uomo valori nuovi e superiori.Sappiamo come finì quel sogno. Un fallimento da cui avrebbero tratto alimento le spinte oscure e irrazionali che si agitavano in alcuni angoli del Vecchio Continente.Il mondo e le classi di governo nei vari paesi si avviarono ben presto a consumare l'immane tragedia di una guerra che avrebbe piegato un'intera generazione alla sofferenza e al dolore: una tragedia consegnata per sempre alle nostre coscienze sotto il peso di un olocausto sempre vivo.Dal sogno della Società delle Nazioni alla realtà delle Nazioni Unite, dalla speranza di una pace durevole, sempre compromessa e minacciata, alla possibilità concreta e reale di trovare composizioni amichevoli alle tensioni e ai conflitti fra Stati: è in questo mutamento di prospettive che noi possiamo affermare, quarant'anni dopo, l'intatta validità della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo. In quell'atto di fede nell'umanità si riconosce ogni spirito autenticamente libero: a quell'evento si richiama ogni coscienza democratica per riconoscere negli ideali e nei principi delle Nazioni Unite i valori permanenti cui ispirare l'azione degli stati e gli interessi delle Nazioni: valori universalmente riconosciuti, ma non altrettanto accettati nella realtà internazionale.Ma nulla scaturisce dal caso. E se gli ideali di libertà e di pace appartengono a un grande numero di uomini in ciò dobbiamo orgogliosamente riconoscere l'affermazione di quei principi e di quei valori che hanno costantemente alimentato la storia della civiltà.Dalla "Magna Charta", primo esempio che si ricordi nel mondo occidentale di sanzione giuridica ai limiti del potere regale, fino alla Dichiarazione dei diritti dell'Uomo del maggio 1793, la storia europea incarna fino ad oggi nel mondo l'eterno conflitto fra la libertà dell'individuo e le necessità dello Stato. Un conflitto irriducibile, ma intorno al quale si sono andate sviluppando quelle forme di civiltà giuridica e di progresso materiale diventati punto a riferimento e modello di ispirazione per altri paesi e altre civiltà.Proprio per questo la tutela della dignità umana incarna al più alto livello gli ideali di pace e di libertà: come tale essa costituisce un valore permanente che accomuna gli uomini in un idem sentire, al di là di ogni divisione ideologica, della differenza di fede, di razza, a religione.In essa noi riconosciamo la lotta mai conclusa e mai definitiva per l'affermazione di quegli ideali e di quei valori che la nostra civiltà incarna nel modello della democrazia. Per questo supremo traguardo intere generazioni hanno lottato, fra rinunce e sacrifici che sono oggi parte essenziale del patrimonio morale e spirituale del nostro paese."La nostra costituzione - scrisse Pericle -non calca la orma dileggi straniere. Noi piuttosto siamo d'esempio agli altri senza imitarli. Il suo nome è democrazia, perché affidiamo la città non a una oligarchia, ma a una più vasta cerchia di cittadini; ma in realtà le sue leggi danno a tutti indistintamente i medesimi diritti nella vita privata; e per quanto riguarda gli onori ognuno viene prescelto secondo la fama che gode, non per l'appartenere all'uno o all'altro partito a preferenza del valore. Né avviene che la povertà offuschi il prestigio e arresti la carriera di chi può rendere buoni servigi alla città. Senza alcuna costrizione nella vita privata, nei rapporti politici non trasgrediamo la legge soprattutto per reverenza ad essa ubbidendo ai magistrati in carica e alle diverse leggi, specialmente a quante proteggono gli offesi e a quante, senza essere scritte, recano come sanzione universale il disonore".Le parole del grande ateniese evocano un modello di democrazia che rimane, nella sua unicità fonte di ispirazione e punto di riferimento per quanti, uomini di oggi, anelano alla realizzazione di un ideale alto e severo in cui l'ordinamento del potere sia temperato nel rispetto dei diritti dell'individuo.Individuo e società, individuo e Stato: i diritti dell'Uomo vivono e si affermano in questo difficile equilibrio fra le esigenze superiori del-l'organizzazione statale e le esigenze insopprimibili dell'individuo."L'illecito dispiegamento di potere -ha scritto Ernst Junger- ci sembra cominciare là dove esso cresce smisuratamente a spese delle libertà. Sappiamo che il difendersi e l'armarsi comportano inevitabilmente delle rinunce: la libertà deve fare i conti con la necessità. Tuttavia si tratta sempre di un patto. Quando, titanicamente, si va oltre la necessità, l'uomo diviene inevitabilmente un granello di sabbia, nelle masse sterminate, mobili tate da una potenza meccanica"; e nella rottura di questo equilibrio noi riconosciamo la fine della libertà e della democrazia, la vittoria delle forze irrazionali e oscure cui si oppone da sempre la forza dello spirito e della ragione.Non a caso nel solco di una tradizione superiore di civiltà e di tolleranza che l'Europa del XVIII secolo, l'Europe raisonnable evocata da Voltaire, ha dato per la prima volta sanzione giuridica a quei diritti umani da allora in poi riconosciuti come "inalienabili".E' in questa stessa Europa che si riassume il sentimento di una legge superiore al potere, di custodi della legge svincolati dalla sudditanza ai forti. Quello stesso spirito è pervenuto, intatto, all'Italia repubblicana e democratica, integralmente recepito nella Costituzione di un paese che ha accettato di sottoporre i suoi stessi giudicati, una volta senza appello o rimedio nell'ordine interno, ad una giustizia superiore, quella che da Strasburgo enuncia le basi comuni di un diritto pubblico europeo che è quello dei diritti umani.Ed è la stessa Europa, fattore di equilibrio e di moderazione in un quadro di relazione internazionali solcato da grandi mutamenti che ha indicato suggellando l'Atto finale di Helsinki, per la prima volta dopo la Dichiarazione del 1948, valori universali di libertà e di democrazia si sono incarnate in un atto politico siglato da 35, accomunati al dì là di ogni steccato ideologico.Con l'accordo raggiunto tredici anni fa nella capitale finlandese, è stato avviato quel complesso meccanismo diplomatico e politico i cui effetti non potranno tardare a manifestarsi: nell'interesse superiore dei diritti umani, che dopo di allora costituiscono stabilmente la "quarta dimensione" della politica internazionale, la stregua valutazione della condotta dei governi, il pegno della sicurezza comune.Mai come in questo momento le relazioni fra Stati conoscono il favore delle circostanze. In un mondo in cui tutto è destinato a mutare, incombe sulla classe politica e su ogni governo il dovere di non trascurare nessuna occasione capace di accelerare il processo della distensione e della pace.E' da questa consapevolezza che occorre muovere per allargare gli orizzonti e rafforzare il nostro impegno per i diritti umani: nella direzione tanto faticosamente tracciata a Helsinki e perseguita fino ai nostri giorni sempre preservando lo spirito dell'Atto finale.Cioè di quello stesso documento che reca in calce la firma di Aldo Moro, strenuo combattente per i diritti e la pace. Egli ha testimoniato per questi ideali nel modo più alto, e nella più tragica delle circostanze. Che il suo sacrificio sia di nuovo, ora e sempre, la fonte di un rinnovato impegno di tutti noi, della Repubblica, Signor Presidente, a dare alle nuove tavole internazionali dei diritti umani ed alla nostra stessa Costituzione che li afferma inviolabili, sostanza di norme e concretezza di vita collettiva comune.La distensione non è più una speranza degli uomini, sta diventando realtà. Alla luce dell'esperienza, e quale diretta conseguenza delle necessarie misure di difesa adottate dall'Occidente al termine degli anni settanta, quando lo squilibrio delle forze nucleari era tale da aprire il varco all'avventura e alla guerra. Ristabilite le condizioni del dialogo, con uno sforzo di cui l'Europa occidentale dovrà sempre vantarsi, e nell'ambito dell'Europa occidentale l'Italia che ad esso recò, Signor Presidente, il contributo della sua determinazione e del suo coraggio.Oggi abbiamo imboccato la via del disgelo che dischiude il cuore degli uomini alla speranza di aver vinto una volta per sempre la prospettiva dell'olocausto nucleare. Oggi ci muoviamo sulla via di una riduzione bilanciata e controllata anche delle armi convenzionali, qui in questa Europa, dove si fronteggiano eserciti che non corrispondono più alle paure e ai sospetti reciproci.Pochi giorni fa, a Varsavia, un'Assemblea dei presidenti dei Parlamenti delle due, anzi delle tre Europe, l'Europa atlantica, l'Europa neutrale e l'Europa orientale, ha trovato accenti comuni proprio nelle rivendicazione dei diritti umani, in un paese che tante sofferenze e tante contraddizioni ha conosciuto nel suo nome. E alla loro difesa, e alla loro costante applicazione nella realtà interna desti stati si è richiamato l'incontro che io stesso ho avuto a Danzica con il responsabile del movimento di "Solidarnosc", un'opposizione che sta sempre di più entrando nel contatto reale col governo del suo paese, Lech Walesa.Europa, questa parola misteriosa e indecifrata, torna a valere nel cuore degli uomini come simbolo di un dialogo, di una nuova tolleranza, di una nuova fraternità. Il polacco si sente europeo quanto il francese; l'ungherese quanto lo svedese. Non c'è nessuna volontà di violare i patti di Yalta, su cui riposano la pace e l'equilibrio mondiale. C'è la consapevolezza che le frontiere politiche e militari non corrispondono alle frontiere della coscienza, più vaste e più sicure delle prime. E tutti avvertono la necessità di dare ai diritti umani quell'ampiezza e quell'umanità di riconoscimenti che rendano eccezionale la loro lesione, normale il loro rispetto.Battaglia per i diritti umani vuole dire anche battaglia contro la violenza del terrorismo e della pirateria aerea. E proprio in questo campo dobbiamo segnalare, fra i motivi di speranza di questi anni tormentosi che siamo stati chiamati a vivere, quello che è avvenuto in questi giorni fra Mosca e Tel Aviv, nell'area della lotta contro una delle forme mostruose del terrorismo moderno cioè la pirateria aerea.Assicurando il pieno appoggio all'Unione sovietica, al di là dei rapporti diplomatici fra le due capitali (ridotte all'ombra di un vincolo consolare) Israele si è comportata secondo quelle regole del nuove patto antiterrorismo che da vari anni noi abbiamo invocato, e che per primi invocammo proprio a Gerusalemme nel gennaio 1986. Regole che presuppongono una solidarietà di tutti i governi e di tutti i regimi, al di là del sistema di alleanze e del sistema sociale.Si tratta in ogni caso del più grande problema che si pone al termine del nostro secolo, accanto a quello della difesa dei diritti umani in tutte le terre in cui continua ad essere minacciata: realizzare un patto mondiale contro il terrorismo e contro la violenza, l'aggressione, la pirateria aerea e navale di ogni forma. Base di un nuovo diritto internazionale, di un nuovo ius gentium senza il quale la pace mondiale non sarà mai garantita.In questo momento, la nostra lotta di tanti anni, la nostra battaglia contro il terrorismo e contro l'oppressione si riassumono in un nome, nel nome di uno dei firmatari dell'Atto finale di Helinki. Aldo Moro, strenuo combattente per i diritti e per la pace. Egli ha testimoniato per questi ideali con la vita stessa. Di fronte alla barbarie terroristica che rappresenta una delle forme di fuga dalla ragione del nostro tempo.Che il suo sacrificio sia di nuovo, ora e sempre, la fonte del rinnovato impegno di tutti noi, Signor Presidente della Repubblica, nella lotta per la giustizia, la libertà e la fraternità: un rinnovato impegno a dare nuove tavole internazionali dei diritti umani e alla nostra stessa Costituzione che li afferma inviolabili, sostanza di norme e concretezza di vita collettiva comune.30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati