L.I.D.U.


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LA MONDIALIZZAZIONE

La mondializzazione e il rispetto dei Diritti dell'Uomo della prof.essa Gaetana Pace
membro della l i d u (lega italiana dei diritti dell'uomo) comitato comunale di catania
La mondializzazione è un fenomeno che, per la sua ampiezza e le sue conseguenze, esercita una profonda influenza sull'uomo del XXI secolo. Non c'è nessun settore della vita umana che sfugga ai suoi effetti e la comunità internazionale ha il dovere di esaminare con estrema attenzione la questione perché si tratta, in particolare, di porre l'accento sulla riduzione del ruolo dello Stato, sulla privatizzazione delle imprese pubbliche e sulla deregolamentazione dell'economia. I meccanismi della mondializzazione hanno una incidenza su tutto il corpo giuridico relativo ai diritti dell'uomo, sulle regole di natura procedurale come sulle disposizioni di base che sono state elaborate nel corso degli ultimi cinquant'anni, sia nel quadro dei trattati, sia dallo sviluppo dell'abituale diritto internazionale. Nell'ottica dei diritti dell'uomo, la principale preoccupazione devono essere le dicotomie che la mondializzazione ha provocato o rafforzato così come i loro effetti sulla promozione e sulla protezione dei diritti dell'uomo in generale. Se da una parte, la mondializzazione ha portato ad una notevole esplosione di idee e di scambi intellettuali allargando il campo del diritto alla libera espressione e del diritto connesso all'accesso all'informazione, dall'altra i progressi tecnologici raggiunti nei campi quali la ricerca medica, l'esplorazione spaziale e le biotecnologie rivestono una estrema importanza. Essi aprono ampie prospettive per la messa in opera di tutta una serie di diritti dell'uomo, principalmente alla salute, ad una giusta alimentazione e ad una migliore condizione di vita. Inoltre, la contrazione delle distanze geografiche e temporali ha favorito le interazioni fra differenti culture, popolazioni e religioni. Come si può facilmente osservare un gran numero di cambiamenti dovuti alla mondializzazione hanno effetti positivi tangibili per il rispetto generale dei diritti dell'uomo. Da un punto di vista più critico non possiamo non porci alcune domande essenziali: Chi ha ottenuto profitto da tutti i progressi spettacolari ai quali la mondializzazione ha aperto la strada? In quale misura la mondializzazione ha aiutato i contadini, le popolazioni autoctone, le donne e i lavoratori, - per citare solo alcune delle categorie sociali di cui generalmente si preoccupa l'ordinamento dei diritti dell'uomo? In che cosa la mondializzazione ha migliorato la capacità degli Stati, in particolare di quelli il cui livello di sviluppo umano è poco elevato e che sono privi di risorse economiche? E ancora: le istituzioni, che hanno il compito di proteggere i diritti dell'uomo - sia che si tratti di organizzazioni locali, nazionali, regionali o internazionali - sono dotate degli strumenti necessari per rispondere alle sfide lanciate dai diversi meccanismi della mondializzazione? Quando si analizzano i progressi delle comunicazioni e delle tecnologie salutati da coloro che vedono solo l'aspetto positivo delle cose, non bisogna dimenticare che questi progressi si realizzano in un ambiente caratterizzato da disparità che possiamo definire abissali. La persistenza - anzi l'aggravamento - di problemi come le malattie mortali, la fame, la mancanza della casa, l'esplosione del mercato del lavoro e la carenza di nutrimento in numerosi paesi del mondo è una crescente sorgente di preoccupazione. La forte concorrenza per lo sfruttamento delle risorse minerali e non solo, rafforza tensioni e conflitti. Da quanto brevemente detto, si può affermare che il mondo di oggi è caratterizzato dalla concomitanza della mondializzazione e della marginalizzazione. Mentre una parte dell'umanità trae profitto dalla crescita e dallo sviluppo, l'altra si dibatte nella sofferenza e nella disperazione. I meccanismi più direttamente legati alla mondializzazione sono pieni di contraddizioni: è certo infatti che il lavoro nelle "botteghe-carceri" - filiali di società trasnazionali (STN) impiantate nei paesi in via di sviluppo con salari di fame per un lungo orario di lavoro spesso in condizioni difficili, solleva numerosi interrogativirelativi ai diritti dell'uomo, in particolare per quello che riguarda il diritto alla salute, le condizioni di lavoro e la discriminazione dovuta al sesso -per non citare che alcuni punti sollevati dal problema. Nel caso contrario, quando la mondializzazione è strettamente legata alla nozione del libero-scambio, numerosi paesi sviluppati, come gli Stati Uniti e quelli che fanno parte dell'Unione Europea, sono ancora ricorsi a regimi protezionistici e a sovvenzioni come strumenti fondamentali della loro politica economica. In compenso, viene chiesto ai paesi in via di sviluppo di aprire e liberalizzare la loro economia. La mondializzazione ha certamente apportato numerosi vantaggi ma ha anche creato gravi differenziazioni sociali specie nel mondo in via di sviluppo, e anche in certe parti del mondo considerate al di fuori del sottosviluppo. Bisogna quindi capire che la mondializzazione non è semplicemente una questione di libero-scambio, di crescita degli investimenti e della liberalizzazione del flusso finanziario. I suoi effetti si manifestano in un largo ventaglio di campi - sociale, culturale, economico, ambientale e politico e spesso la mondializzazione, se da una parte promuove l'allargamento sul piano economico, dall'altra favorisce la frammentazione sul piano etnico e culturale. Il fatto che la mondializzazione si sviluppa in un contesto di tensioni sociali e crescenti divisioni politiche è estremamente preoccupante. Sempre più numerosi sono coloro che protestano, in tutto il mondo e di ogni condizione sociale, e che cercano di far ascoltare la loro voce nel dibattito sulle conseguenze negative della mondializzazione e le manifestazioni antimondializzazione che si svolgono quasi spontaneamente in numerose città del mondo illustrano bene la gravità delle questioni sollevate anche perché la mondializzazione non è semplicemente un fenomeno economico ma politico. Ne deriva che è essenziale coglierne gli aspetti politici per essere in grado di concepire strutture alternative. Dobbiamo domandarci quali sono i limiti del fenomeno e quali sono i mezzi a nostra disposizione per ricercare soluzioni strategiche e creative. Cosa ancor più importante: come realizzare una reale partecipazione ai dibattiti e alle decisioni che possano dare forma e dinamismo al fenomeno riconoscendo la diversità delle opinioni che cercano di farsi ascoltare? Opinioni che, favorevoli o contrarie, sono importanti per definire un approccio più integrato per trattare il problema dei Diritti dell'Uomo sollevati dal cammino in avanti delle forze della mondializzazione. Noi siamo testimoni non di un dialogo ma di una serie di monologhi rappresentati da una parte da istituzioni come L'Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (OCDE), il G7 e il Forum economico mondiale che si riunisce ogni anno a Davos e dall'altra i contestatari e altri critici. Tra questi due estremi dobbiamo riuscire a dare una risposta alle questioni che vengono oggi poste: la mondializzazione è una forza che, in fin dei conti, apporterà a tutti i suoi benefici, a condizione che i paesi rispettino gli assiomi fondamentali della liberalizzazione economica? Il rinato interesse verso la povertà e le sue conseguenze porterà ad una forma più "compatibile" di mondializzazione? Le risposte a queste domande non risolveranno certo i problemi fondamentali derivanti dai meccanismi della globalizzazione, ma certo ci aiuteranno a tracciare il nostro camino alla ricerca di una soluzione in una prospettiva che privilegi la promozione e la protezione dei diritti dell'uomo a livello internazionale.


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