La povertà e l'analfabetismo: fattori che favoriscono la nascita di fenomeni violenti della prof.essa Gaetana Pace membro l i d u (lega italiana dei diritti dell'uomo) comitato comunale di catania Gli avvenimenti dell'11 settembre sono stati l'occasione per la nascita di un fenomeno molto profondo: in ogni Paese, università o media, si è svolto un dibattito su aspetti importanti del tema che ci interessa: si può rispondere al terrorismo senza abbordare la questione dell'efficacia della lotta contro la povertà? Una domanda alla quale la comunità internazionale sostanzialmente non ha risposto; una domanda che è tuttora sul tappeto. Se la risposta è no, si impone l'approccio ai diritti dell'Uomo, il solo adatto a rispondere in modo universale e vero all'enorme richiesta di rispetto, di dignità e di democrazia delle popolazioni più povere. Il terrorismo è un'espressione ideologica inaccettabile, che basa il suo discorso per il reclutamento sull'analfabetismo, sulla povertà e sul confronto delle situazioni di sviluppo. Il mondo deve essere efficace, non solo nella risposta armata a breve termine (che non è la nostra proposta), ma anche nella risposta a lungo termine che bisogna dare in parallelo: per ogni militare che partecipa all'azione antiterrorista, bisogna spendere lo stesso importo per un insegnante. Il confronto tra il budget per lo sviluppo e quelli destinati all'azione antiterrorista mostra che i mezzi esistono. L'azione militare è esterna: è essenziale però l'azione interna contro la povertà e l'analfabetismo, non in termini macroeconomici di crescita ma di accesso reale alla conoscenza e all'istruzione per i più poveri. La trasparenza nei movimenti bancari, che è una conseguenza delle azioni intraprese contro il terrorismo, fa anche parte dell'insieme delle misure di lotta efficaci contro la povertà, permettendo di sbloccare mezzi finanziari da orientare verso i bisogni essenziali. Questo deve avvenire al di là del blocco circostanziale di alcuni conti, e mettere in opera concreti meccanismi di controllo e di trasparenza che permetteranno di evitare il dirottamento a danno delle casse pubbliche incaricate delle politiche dell'istruzione e della salute. L'azione contro il terrorismo può portare ad una nuova dinamica per lo sviluppo, in termini di priorità, per il rispetto dei diritti dell'Uomo, l'educazione per tutti, la formazione degli insegnanti, le iniziative che danno potere alle donne, l'evoluzione verso la democrazia e la libertà d'espressione dei più poveri, la messa in opera di uno stato civile mondiale. Le analisi che legano i diritti dell'uomo e il terrorismo non possono limitarsi a considerazione di ordine giuridico sulle libertà civili e politiche; esse devono assolutamente, se non vogliamo andare incontro ad un completo fallimento, integrare i diritti economici e sociali e la lotta contro la povertà. E siamo già in colpevole ritardo. La Banca Mondiale parla oggi di una coalizione mondiale contro la povertà; l'idea non è nuova e l'impegno degli Stati riguardo a questa materia è già preso ed è stato ripetuto a più riprese, ma è il metodo che ancora oggi non è adeguato. Quello che causa le insoddisfazioni nel mondo e la loro risposta ostile, non è l'analisi quantitativa delle ricchezze, né l'esistenza di ostacoli al commercio, né l'assenza di un clima favorevole all'investimento, né la necessità di accrescere la produttività o di accelerare la crescita. E' il nostro disinteresse nell'orientare la grande macchina dello sviluppo, quella che concede i mezzi finanziari per l'esercizio, da parte di ciascun individuo, dei suoi diritti fondamentali e non quella che struttura artificialmente uno schema che non può che trascinarci, dopo i costi sociali delle politiche di aggiustamento strutturale, verso altri errori di orientamento che sono spesso all'origine di opposizioni talvolta violente tanto al Nord che al Sud. Se le istituzioni finanziarie internazionali vogliono conservare un ruolo accettato e accettabile da tutti i cittadini del mondo, devono integrare nella loro carta e nelle loro pratiche i diritti dell'uomo così come la loro effettiva messa in opera, e concedere i mezzi per condurre le politiche necessarie al godimento di questi diritti (programmi per gli alloggi, cambiamento delle pratiche di eredità, programmi di creazione di impiego per le donne e le categorie escluse). La funzione degli istituti finanziari internazionali non si misura unicamente rispetto al loro ordine giuridico interno proprio; bisogna collocarli nel campo completo delle loro responsabilità. Esse hanno un obbligo di vigilanza che impone loro di dotarsi dei mezzi di controllo affinché le attività, i programmi e le pratiche trattate non portino attacchi ai diritti dell'Uomo garantiti dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo e dagli strumenti relativi ai diritti dell'Uomo. Bisogna superare questo atteggiamento minimalista per arrivare ad una dimensione in sintonia con il nostro potenziale di ricchezza e di conoscenze. Per assicurare il rispetto dei diritti nella regolazione delle economie nazionali e dell'economia mondiale, è essenziale progredire in due direzioni: in primo luogo, bisogna ammettere la giudicabilità dei diritti fondamentali economici, sociali e culturali, cioè riconoscere che una persona fisica o morale può domandare riparazione davanti alla giustizia se stima che questi diritti sono stati violati; secondo,bisogna metter in opera, a livello internazionale, istanze di ricorso suscettibili di giudicare queste situazioni.